31/03/2007
Le applicazioni del Semantic Web hanno bisogno di dati da elaborare; ecco che nascono Freebase (al momento in alpha privata) e dbpedia.
Freebase by Metaweb
Freebase is an open, shared database of the worlds knowledge.
Freebase.com is home to a global knowledge base: a structured, searchable, writeable and editable database built by a community of contributors, and open to everyone. It could be described as a data commons.
Freebase.com allows anyone to contribute, structure, search, copy and use data, through either the Freebase.com web site or through application program interfaces (APIs). Freebase makes it easy put data in and pull data out for any commercial or non-commercial purpose.
dbpedia
dbpedia.org is a community effort to extract structured information from Wikipedia and to make this information available on the Web. dbpedia allows you to asksophisticated queries against Wikipedia and to link other datasets on the Webto Wikipedia data.
The dbpedia.org project uses the Resource Description Framework (RDF) as a flexible data model for representing extracted information and for publishing it on the Web. We use the SPARQL query language to query this data.
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RDF, Semantic Web |
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Pubblicato da emmeesse
25/03/2007
Ripensavo a un post nel quale Federico Fasce scriveva:
Il fatto è che mi sa che ci dovremo abituare presto a uno schema mentale più orientale, se vogliamo capire davvero questa rete liquida, fatta di processi in costante evoluzione e mutamento.
e che avevo così commentato:
Leggendo non ho potuto non pensare alla fuzzy logic. Si dice che la logica fuzzy abbia avuto più ampia diffusione in oriente (più precisamente in Giappone) per via di una maggiore aderenza al modo di pensare orientale.
Potremmo considerare quello di Federico Fasce un invito a “pensare fuzzy”.
Cercando su Google “pensiero fuzzy” mi sono imbattuto in un documento, L’importanza di pensare fuzzy di Donatella Guzzoni, che mi ha indotto ad alcune considerazioni:
non c’è bisogno che un concetto sia preciso affinché abbia significato
ciò vale, come scrivevo, anche per i concetti di web 2.0 e blog.
In molte situazioni la precisione può essere costosa o deviante, o richiedere troppo tempo.
Sollecitato anche dalla tagline di Fuzzzy (il servizio sperimentale di social bookmarking che segnalavo alcuni giorni fa)
with 3 times z because most things are really fuzzzy
riflettevo sul fatto che il tagging è un sistema di classificazione molto più fuzzy di altri. Affiora una domanda: quanto è fuzzy il semantic web?
dobbiamo imparare che non si può rifiutare di riconoscere un calvo se non possiamo contare esattamente, o attraverso una teoria semiprobabilistica agli stati limite, quanti capelli ha perduto: consentiteci l’imprecisione di riconoscere un calvo a vista.
Questo mi ha ricordato i post del prof. Fuggetta relativi alle classifiche dei blog: Correttezza e significatività e Feed Burner e le metriche (dove ci sono anche due miei commenti); parafrasando potremmo dire: “dobbiamo imparare che non si può rifiutare di riconoscere la popolarità del blog di Beppe Grillo se non possiamo contare esattamente, o attraverso una teoria semiprobabilistica agli stati limite, quanti sono i lettori del suo feed: consentiteci l’imprecisione di riconoscerlo, a vista, blog italiano più popolare.”
Quantificare un fenomeno in maniera apparentemente accurata lo fa sembrare esatto e ben compreso, ma spesso la complessità e la precisione sono inversamente proporzionali: infatti quando la complessità di un problema cresce, la possibilità di analizzarlo in termini precisi diminuisce.
Azzardo anche un’interpretazione fuzzy del Latent Semantic Indexing: le dimensioni del sottospazio ottenuto tramite ridimensionamento della matrice termini-documenti altro non sono che insiemi fuzzy che contengono termini e documenti.
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Fuzzy, Fuzzzy, LSI, Tagging |
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Pubblicato da emmeesse
19/03/2007
Sulla necessità di rendere il tagging più strutturato ed ecologico ho già scritto in passato.
Fuzzzy, è un servizio di social bookmarking web 2.0 che cerca di andare in questa direzione utilizzando le Topic Map. E’ un sistema sperimentale frutto degli studi di Roy Lachica all’Università di Oslo.
It is a revolutionary social bookmarking system. The system is developed as a web2.0 organic ontology collaborative socio-semantic polyscopic web research project at the University of Oslo.
[...]
Why is it different from del.icio.us and other social bookmarking sites?
Fuzzzy is not only social but also semantic which means that the Tags used have more meaning. When bookmarks are assigned a meaning using a standard like the ISO 13250 Topic Map then people as well as other computer systems can make use of the embedded knowledge in a more meaningful way. This way of categorising content is a middle way between the top-down monolithic taxonomy approach like the Yahoo directory and the more recent social tagging (folksonomy) approaches.
Qui delle slide di presentazione con schema dell’architettura del sistema, data model, valutazione dei primi risultati.
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Folkontology, Folksonomy, Fuzzzy, Tagging, Topic Map |
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Pubblicato da emmeesse
18/03/2007
E’ stato diggato diversi mesi fa ma io lo scopro solo ora.
:-)

[ da lukewelling.com ]
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Fun |
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Pubblicato da emmeesse
15/03/2007
Tutti sono buoni a compatire le sofferenze di un amico, ma ci vuole un’anima veramente bella per godere dei successi di un amico.
Oscar Wilde
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Pubblicato da emmeesse
11/03/2007
Scrive Marco Camisani Calzolari:
Vorrei lanciare una sorta di campagna di sensibilizzazione per stimolare l’utilizzo di servizi web, siti e prodotti digitali italiani. [ ...] Credo che sia comunque una buona cosa che può far bene all’economia digitale italiana, e quindi a tutti noi, anche quelli che ancora non hanno un’impresa nel web 2.0 e che però troverebbero più spazio in un mercato ricco.
Se il web 2.0 italiano ha bisogno di un appello all’autarchia per poter crescere, di primo acchito mi viene da pensare “Siamo messi male”.
Forse è vero, come più volte ha fatto notare sul suo blog il prof. Fuggetta, che noi italiani spesso sottovalutiamo o ignoriamo prodotti e servizi tecnologici per il solo fatto di essere “made in Italy” mentre siamo pronti a osannarre quelli realizzati oltre confine, quasi non credissimo alla nostra capacità di competere in questo campo.
Se questo atteggiamento è reale, una campagna volta a correggerlo con lo scopo di riportare ad un’obiettività di giudizio, sarebbe la benvenuta; se invece si vogliono spingere i navigatori italiani ad utilizzare prodotti e servizi italiani preferendoli ad analoghi “stranieri” per una mera questione di nazionalità e non di qualità e innovazione, l’appello mi lascia perplesso.
Scrive Matteo Balocco:
Personalmente non userò mai un servizio online italiano finchè esisterà un omologo internazionale che mi consente di avere maggiori potenzialità di distribuzione e dal quale posso recuperare una maggiore quantità di contenuti rilevanti e di mio interesse.
Il suo atteggiamento è anche il mio e credo quello dei navigatori più “sgamati”, che però rappresentano solo una piccola fetta degli utenti internet italiani. E’ ai restanti che si rivolgono molti dei servizi web 2.0 “made in Italy” che infatti si presentano con un’interfaccia esclusivamente in italiano.
Spesso questi servizi sono “cloni” di servizi web internazionali che hanno riscosso successo ma che non hanno ancora una versione localizzata in italiano. La barriera linguistica crea quindi spazio per la realizzazione di servizi simili rivolti esclusivamente a navigatori italiani.
Cosa succederà a questi servizi quando gli omologhi internazionali disporranno di una versione localizzata nella nostra lingua?
Ci sono comunque anche servizi web 2.0 creati da italiani che si rivolgono a un’utenza internazionale.
La lista dei servizi web 2.0 italiani è stata spostata qui.
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Italia, Startup, Web 2.0 |
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Pubblicato da emmeesse
5/03/2007
Leggendo un post di Emanuele Quintarelli nel quale si parla del lancio di DadaFriend$ mi sono ricordato di quando avevo un sito affiliato ad una delle guide di Supereva (non ero una delle guide, semplicemente avevo un mio sito sullo spazio web di Supereva). Era il 2001 e per quella affiliazione, durata meno di un anno, ricevetti quasi 1.000.000 di lire. Allora Dada pagava ai siti affiliati fino 3 lire a pageview per l’esposizione di banner pubblicitari. In verità il contatore di Dada segnava un numero di pageview inferiore a quello rilevato dal servizio di statistiche che utilizzavo per monitorare gli accessi. Il mio sito, che si occupava prevalentemente di tecnologia informatica, aveva un discreto seguito tanto che era visibile nelle statistiche Nielsen/NetRatings nel dettaglio dei domini di terzo livello di Supereva.
Bando ai ricodi personali, ciò che volevo far notare è che probabilmente le guide di Supereva, nate credo nel 2000 quando in Italia si cominciava timidamente a parlare di blog, sono state il primo network di nanopublishing italiano. Decine di spazi monotematici, spesso relativi ad argomenti di nicchia, curati non da giornalisti ma da semplici appassionati; l’ordinamento degli articoli nella homepage dal più recente al più vecchio; la suddivisione degli articoli in categorie; erano e sono le caratteristiche principali delle guide di Supereva, come degli altri network di nanopublishing (Blogo, Blogosfere, Blogcenter, CommunicaGroup, etc.). Non ricordo se già allora su Supereva era possibile commentare ogni singolo articolo o se l’unico spazio di discussione aperto agli utenti era il forum.
Eppure quello che era un progetto all’avanguardia sembra essere ora, almeno ai miei occhi, meno vitale degli altri network di nanopublishing italiani. Di questo forse è consapevole anche Dada visto che alcuni giorni fa ha sborsato 720.000 euro per l’acquisto del 30% di Blogo.
Intanto il panorama del nano-publishing italiano si arrichisce di un nuovo network: oneBlog; tra i primi blog del network promosso da html.it, oneWeb2.0:
Il Blog di approfondimento e riflessione sul Web 2.0, il nuovo modo di intendere e sviluppare la Rete. Dal Social networking ai Podcast, dal Blog a Wikipedia, dai video alle nuove strategie dei motori di ricerca.
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Blogo, Dada, Italia, Nanopublishing |
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Pubblicato da emmeesse
1/03/2007
E’ tempo di canzoni e canzonette nel paese dei cachi.
Dopodomani, sabato, giornata clou del festival, salirà sul palco dell’Ariston come ospite internazionale un cantante che non ha venduto nel Bel Paese neppure un album (fisico), anche perchè il suo primo album uscirà in Italia solo domani.
Non può che essere un raccomandato.
Infatti, a quanto pare, è “raccomandato da Internet”.
Nell’era del web 2.0 questa è social-discografia.
Intanto il Pippo nazional-popolare ci ricorda che possiamo scaricare le suonerie delle canzoni del festival sui telefonini.
E’ tempo di canzoni e canzonette nel paese dei telefonini.
Nota per Google & C.: qui si parla di Mika e il festival è quello di Sanremo.
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Festival, Mika, Musica, Sanremo |
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Pubblicato da emmeesse